lunedì 7 maggio 2012

 In mostra dal 28 Aprile al Museo Archeologico Nazionale di PAestum
La storia della terribile onda di 40 secoli fa e di «Ciro», il cucciolo di dinosauro

L'acqua. Spazio vitale, elemento propulsore in grado di creare. Ma anche di distruggere, attraverso catastrofi come alluvioni o maremoti. Filo rosso - anzi azzurro, è il caso di dire - delle iniziative promosse dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino e Benevento in occasione dell'imminente ponte del 1° maggio. Due per la precisione, una mostra che copre oltre 4.000 anni di storia del territorio salernitano e l'esposizione di un rarissimo cucciolo di dinosauro, l'ormai celebre "Ciro". Ma andiamo per ordine. Cominciando con «Dopo lo tsunami Salerno antica», che, dopo il grande successo di pubblico e critica presso il complesso monumentale di Santa Sofia nel cuore del capoluogo sbarca adesso nelle sale del Museo Archeologico di Paestum (inaugurazione sabato alle 18).


Molto più di una semplice esposizione, è un affascinante viaggio nel tempo attraverso i millenni, un itinerario che ripercorre le tappe più significative della storia di Salerno e del suo territorio con l'intento di restituire al grande pubblico testimonianze archeologiche per lo più inedite. Un allestimento originale propone decine di manufatti che raccontano con taglio originale le trasformazioni urbanistiche dalla preistoria al medioevo, le complesse trame di rapporti tra comunità e spazi insediativi. Con un occhio di riguardo per le trasformazioni del territorio dovute a catastrofici eventi naturali quali eruzioni vulcaniche e maremoti. Tsunami appunto, elemento chiave e punto di partenza dell'esposizione. Una terribile onda anomala che oltre 40 secoli fa distrusse ma al tempo stesso sigillò sotto una spessa coltre di sabbia un villaggio dell'età del Bronzo, immortalando come in uno scatto fotografico gli interminabili attimi della tragedia.


Prima della lenta ripresa, testimoniata dallo sfarzo delle tombe venute alla luce in località Montevetrano, alle porte dei Picentini. Vasi, elementi architettonici e preziosi corredi funerari di matrice etrusco-sannitica - provenienti dall'area di Fratte - rappresentano una sorta di fase intermedia, prologo alla nascita della Salernum romana, ricca colonia latina pronta a trasformarsi, grazie proprio al mare, in quel miracoloso crocevia di razze, uomini e culture che le fonti dell'età di mezzo celebrano come lumen Europae. L'esposizione, aperta fino al 30 settembre, è arricchita da particolari visite guidate narranti, in grado di stimolare nei visitatori un'esperienza sensoriale ed un approccio più diretto ai materiali esposti.


L'acqua, in questo caso un'alluvione che ha seppellito e preservato il corpo per ben 110 milioni di anni, segna la storia anche di quel Scypionis Samniticus in mostra - inaugurazione il 1 maggio - presso la Biblioteca della stessa Soprintendenza archeologica di Salerno. Ciro, questo il soprannome del piccolo dinosauro altro poco più di 20 centimetri, fu ritrovato nel 1980 a Pietraroja, provincia di Benevento. È un miracolo della paleontologia, una vera e propria star presso la comunità scientifica internazionale con il suo scheletro conservato perfettamente, gli organi interni e i tessuti molli pressoché integri.

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